Our time…?

Ho un mal di testa lancinante, il volo da Denver è stato un incubo. Devo mangiare qualcosa. Soprattutto bere qualcosa. C’è un traffico inverosimile. Da Newark ci vorrà un’ora prima di arrivare a SoHo. Now is our time. Il tassista guida come tutti i tassisti a New York. Di merda. Gli dico che non ho fretta, anche se vorrei scendere il più presto possibile, che può andare più piano. Farfuglia qualcosa, non lo capisco. Now is our time. Avrei bisogno di disintossicarmi da tutti i social network. Come un junkie oramai cronico sono sempre alla ricerca di una connessione wifi gratuita fra i grattacieli della Grande Mela. Ogni volta che il taxi rallenta, ogni volta che si ferma ad un semaforo. Con l’ iPhone in mano e il pollice che scorre velocemente la timeline di Twitter per cercare tweets significativi. Now is our time. Arriviamo finalmente in Prince Street. Scendo dal taxi barcollando, neanche avessi bevuto cinque Margaritas uno dietro l’altro. Come quelli della sera prima. Entro da Raoul’s trascinando l’inseparabile trolley rosso e lo zainetto nero pronto ad esplodere da un momento all’altro. Di libri e tecnologia varia. La hostess mi guarda un po’ schifata, come se volessi vendere qualcosa, del vino magari. “Mi dispiace ma come può vedere tutti i tavoli sono occupati. Al massimo posso darle l’ultimo posto sul bancone”. Non potevo desiderare di meglio. Now is our time. Questa frase mi perseguita da giorni, ovunque. Sui muri, sui taxi, sugli autobus (ma ci sono autobus a Manhattan?). Ora anche su questa rivista dimenticata e stropicciata che mi trovo davanti. Now is our time. Forse prima. Qualche anno fa. Qualche giorno fa. Non più. Non adesso. Ieri era necessario un atto di fede, oggi uno di coerenza. “Something to drink?”  chiede gentilmente il bartender. Il mal di testa è passato. “Margarita….please…

“Ich bin ein Berliner!”

Dopo anni di frequentazioni teutoniche, sono giunto ad una conclusione. Anzi due: la Germania mi piace molto; Amburgo è una città pazzesca. Magari non presentatevi come ho fatto io con una maglietta “Berlin” e la faccia soddisfatta, soprattutto se decidete di prenotare l’albergo in pieno quartiere St. Pauli. Ho seriamente rischiato di ritrovarmi in piena notte a torso nudo con soli 5°C. Due energumeni carichi di steroidi e di birra mi hanno chiesto “gentilmente” di togliere la t-shirt. Quando ho detto che ero un turista italiano, le loro facce truci hanno lasciato il posto a smorfie e grasse risate al grido di “Bunga Bunga!” e mi hanno lasciato perdere. Avrei preferito essere picchiato….

Amburgo dicevo. Bellissima, elegante, ricca di sfaccettature storiche e culturali. Giovane, colta, aperta al mare come alle persone. Ho trascorso un paio di giorni, troppo pochi per goderla al meglio. E comunque sono stati giorni di lavoro, di degustazioni e di generica presentazione  aziendale. Sempre con la maglietta Berlin addosso. Era diventata una sfida….

Comincia così il mio tour post vendemmiale. Berlino, Amburgo, New York e Denver. Non c’è tempo per riposarsi. Non c’è neanche voglia di farlo in realtà. “L’anima è un registratore che specie di notte non da tregua” cantava Fossati. E noi vediamo di non spegnerla quest’anima. A costo di non dormire più. Non possiamo mica rubarla o comprarne una nuova, giusto?  Chi ci dice poi che ne troveremmo una migliore?

Sono le quattro del mattino. Fra poche ore sarò in giro carico di bottiglie di Salice Salentino e di Primitivo. Il tempo di chiudere il MacBook Air, di spegnere l’iPod, di mettere sotto carica l’iPhone, di sincronizzare la posta con Mobile Me……grazie di tutto Steve.

Al via la seconda parte della vendemmia 2011

Qualche giorno di attesa (e di riposo) prima di iniziare la seconda fase della vendemmia. Forse quella più complessa e per noi più importante visto che cominceremo a tagliare l’uva che rappresenta quasi il 50% della nostra produzione totale: il Negroamaro. Mi spiace aver dovuto abbandonare maglietta e bermuda per una settimana e vestire nuovamente gli abiti da PR saltando così le vendemmie di Fiano e Primitivo. Ad ogni modo, tornato da Zurigo, mi è bastato vedere il sorriso smagliante di mio fratello per capire che tutto è andato per il verso giusto. Dalle prime degustazioni fatte posso anticiparvi che per il Primitivo è stata davvero un’ottima annata. Anche il Fiano mi ha convinto molto. Vediamo cosa accadrà nelle prossime settimane….

Stay tuned!

Settembre 2001

“Tu dov’eri l’11 settembre?” Quante volte in dieci anni ci siamo sentiti rivolgere questa domanda? E noi rispondiamo sempre, quasi contenti di poterlo fare, aggiungendo magari un dettaglio, un particolare in più per cercare di rendere interessante la nostra storia. In realtà banale. Ma sentiamo il bisogno di raccontarlo, di continuo, come fosse un mantra. Per ricordare. Per dimenticare. Non si sa bene. 

Cammino fra i filari di un vigneto per campionare i grappoli di Negroamaro nella solitudine più totale, quella che cerco spesso e volentieri, improvvisamente turbata da una telefonata confusa, da una voce strozzata che mi parla di aerei caduti e di torri gemelle e di attentati e di una New York in fiamme. Lascio cadere a terra la bustina trasparente con gli acini raccolti sino a quel momento e mi infilo in macchina alla ricerca di una televisione. 

Entro nell’unico bar aperto in zona e dalle immagini degli aerei che si schiantano sulle torri si capisce che da questo momento nulla sarà mai più come prima. ”Ragazzo, ti sei fatto male?”. “Ehi, dico a te! Ti sei tagliato? Hai bisogno di aiuto?”. Mi giro attonito verso il titolare seduto dietro al bancone del bar e, seguendo il suo sguardo, poso gli occhi sulla mia mano completamente macchiata di rosso. Riesco solo a dire “No…è uva…..Negroamaro….”. “Negroamaro?? Mai visto così colorato in tanti anni! Allora è vero quel che si dice? Sarà l’annata del secolo?”. Non so se si aspetta una risposta, la tragedia che scorre sullo schermo ci fa dimenticare qualsiasi altro argomento, ma uno degli anziani probabili abituali avventori del bar, senza staccare gli occhi dalla prima torre che comincia a crollare, dice laconicamente: ”Oggi sanguina pure il Negroamaro….”.

2001, un’annata difficile da dimenticare. E da ricordare.

Divagazioni #1: dualismi

Rientro a casa, apro la porta, rimango immobile per una ventina di minuti ad osservare il mio appartamento. Faccio fatica a riconoscerlo. Intendo dire che non sembra proprio casa mia. Effettivamente non è mia, ma la vecchia casa dei nonni. Mi tornano in mente le parole di una amica: “Sembra una casa vuota, senz’anima, priva di sentimento”. Paradossalmente proprio l’odioso bagno rosa, tanto caro a nonna Teresa, riesce a dare l’unica sensazione di vissuto, di remota umanità. La camera da letto mi sconcerta ancora di più. Serrande abbassate chissà da quante settimane. Odore di chiuso e di cibo orientale che si confonde con un insopportabile aroma agrumato di Bulgari parfum e di deodorante Bioterm senza alcol. E senza CFC, così almeno contribuisco a non allargare il buco nell’ozono. Sono molto bravo ad inventarmi una coscienza ecologista quando è necessario.

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Il tredicesimo anno di nonna Teresa

Nella classifica dei ricordi d’infanzia, uno dei primi posti è occupato sicuramente dai fine settimana che io, Gianni, Umberto e Luisa trascorrevamo insieme ai nonni paterni. Si percepiva una grande armonia nella loro casa, frutto di un’invidiabile complicità nata poco prima della seconda guerra mondiale e che, dopo varie vicissitudini simili a quelle di tanti italiani di quell’epoca, li ha portati ha trasferirsi nell’amatissimo Salento.

Nonno Gianni, veneziano classe 1907, una quercia di un metro e novanta dal cuore grande come le sue mani. Quelle mani che riuscivano a spaventare i soldati tedeschi quando facevano irruzione nella casa di Imola ma che diventavano un rifugio sicuro per il viso dolce e minuto della nonna. Nonna Teresa, sangue romagnolo, donna di grande carattere e di inesauribile forza d’animo. Immagino ne abbia dovuto attingere a piene mani negli anni della guerra, soprattutto quando una polmonite più vigliacca degli stessi ufficiali tedeschi le portò via uno dei suoi tre figli. Lo zio che non ho mai conosciuto.

Uomini e donne che con grandi sacrifici hanno fatto diventare grande questo paese. Uomini e donne che oggi farebbero fatica a riconoscerlo.

Qualche volta riuscivo a svegliarmi molto presto, giusto in tempo per vedere il nonno prepararsi per andare a caccia, un vero e proprio rituale, e la nonna cominciare a stendere con il mattarello, sul tavolo di marmo bianco, la pasta per le tagliatelle. Quelle ruvide, spesse, leggendarie, secondo me impossibili da replicare. Il nonno rientrava puntualissimo all’ora di pranzo evitando così i sempre temibili rimproveri della nonna. Gli odori di selvaggina e di macchia mediterranea si confondevano con quello del sugo alla bolognese. Erano giornate di festa, soprattutto quando il nonno riusciva a prendere qualche beccaccia distratta. Con grande soddisfazione tirava fuori dal frigorifero una delle sue bottiglie di Negroamaro: “Lo so…lo so….a me piace berlo così. Voi però non ditelo a vostro padre!”. E ci faceva l’occhiolino. Riempiva poi due bicchieri colmi di vino (noi potevamo solo metterci il naso dentro) e ne porgeva uno alla nonna ancora alle prese con il ragù:

Gianni, lo sai che non vado matta per i vini rossi…

Mmmm…fammi vedere se è rimasta qualche bottiglia di rosato…

Vini bianchi non ce ne sono in quel frigo??

Ma dai Teresa, con tutte le uve nere che ci sono qui figurati se adesso mi metto a pensare ai vini bianchi!

Allora chiederò ad Augusto di farne uno solo per me…

Abbiamo appena finito di raccogliere, per il tredicesimo anno, le uve di Chardonnay riservate al Teresa Manara.

Vite e vendemmie notturne

Mi sono svegliato alle 5 con la bocca amara di Tanqueray e di troppi silenzi dilatati. Un caffè bevuto controvoglia e una doccia che ha tolto via tutto, anche quello che avrei voluto lasciarmi appiccicato addosso. La vendemmia di Chardonnay è iniziata da un paio di ore abbondanti. Con questo caldo si taglia presto, si taglia al buio. E fa sempre un certo effetto. Si sente solo il rumore delle forbici e quello dei grappoli che cadono nelle tinozze bianche. Perfino la mano di Benito sembra esitare qualche istante prima di accendere il suo trattore rimorchio e spezzare l’armonia di una quiete per me irreale, per lui assolutamente naturale. Non importa, anche quel vecchio motore contribuisce a rendere unica questa mattina di agosto.

La signora Lucia si avvicina sorridente con il thermos pieno di caffè preparato molte ore prima con una Moka usata da chissà quanti anni. E’ ancora caldo, ed è buonissimo. Credo abbia intuito una nottata…complicata: “Bevine ancora…senza zucchero magari”. 

L’alba inizia a giocare a nascondino fra i filari, il caldo invece non si fa attendere. Ancora qualche ora, poi tutti a casa. O in cantina a pigiare.

Per gli amanti dei dei dati analitici

Chardonnay 2011 (linea Classica):

19.40 Babo

7,6 Acidità Totale

3,32 pH

Arriva l’alba o forse no. A volte ciò che sembra alba non è.

Afterhours

Caos calmo (cit.)

Caos. E’ così in questo periodo. Vendemmia di Chardonnay lunga ed impegnativa mentre il Primitivo scalpita reclamando più considerazione, sempre in continua competizione con tutte le altre uve. “Altrimenti a che cavolo mi serve questo nome che agli stranieri fa sempre storcere il naso??”. Come dargli torto. Fortunatamente sono passati gli anni in cui ci chiedevano di sostituire il nome Primitivo con il più “cool” Zinfandel. “Volete che scriviamo anche Napa Valley in etichetta??”. Non che per il Negroamaro sia più facile, bollato in qualche Stato Disunito d’ America come “Politically Incorrect”. Sarà a causa della parola “amaro”, forse troppo negativa per chi spera ancora nell’ American Dream…..

Secondo giorno di vendemmia e già mi sento “diversamente stabile”, come direbbe una mia…amica. Mio fratello dispensa sorrisi passeggiando fra presse soffici e pigiatrici orizzontali con i miei fantastici nipotini. Buon segno, vuol dire che tutto procede secondo i piani. E’ così contento che ha deciso di continuare a tagliare per tutto il week-end. Giusto, mica si può fermare la natura. Però se mi parlate di mare giuro che m’incazzo.

Inizia la vendemmia 2011

Alle prime ore dell’alba è iniziata ufficialmente la vendemmia 2011. So a cosa state pensando, le luci della foto non sono proprio quelle delle 5 del mattino. Neanche delle 6 se è per questo. Lo ammetto, sono arrivato un po’ più tardi…ma giusto in tempo per vedere uno Chardonnay in splendide condizioni!

Nei prossimi giorni verrà tagliata l’uva destinata allo Chardonnay base, per il Teresa Manara c’è ancora tempo. Aspettiamo la giusta maturazione e soprattutto l’ok di Gianni e di Cataldo (il nostro mitico agronomo). 

Stay tuned guys!